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Da una sana abitudine...
Erano circa le 7 di sera di una sera di fine estate. C'era ancora il sole, avevo deciso di andar a farmi una corsetta, come faccio tutte le sere, per liberarmi dai pensieri della giornata. Mi descrivo prima di proseguire: sono un ragazzo alto più di 1.80, moro, occhi castani abbastanza muscoloso. Non sono male mi dicono in molte, e non deludo nemmeno a misure.
Come dicevo, quella prima sera decido di andar a correre. Dopo 40 minuti stavo camminando per prender fiato quando, accanto a me, passa una sventola pazzesca...1.60 circa, bionda, riccia, occhi blu, almeno una 3a (abbondante) di seno. Sta correndo dalla parte opposta..."dannazione" penso. La guardo mentre passa, e vedo che lei guarda me. Guardo avanti imbarazzato, per poi girarmi quando mi supera...e lei mi stava guardando! Lì per lì pensai non fosse niente, ma dovendo rifare lo stesso percorso notai che la stessa cosa successe quando ci ri-incrociammo dopo. Che culo da paura che aveva...
Il giorno dopo decisi, accantonando tutti gli impegni, di provare ad incontrarla di nuovo. 7.38 sono nel punto del giorno precedente, lei mi passa accanto vestita in maniera normale, non da corsa, e si ripete la stessa scena del giorno precedente: i nostri sguardi si incrociano sia prima che dopo esserci passati accanto. Proseguo nella mia corsa, fino a quando un'auto si ferma accanto a me. Era lei! - Ciao, mi chiamo V. - mi dice. - Sapresti dirmi dov'è... - e mi dice un posto. Stavo per risponderle, quando mi interrompe e mi dice: - Era una scusa, ho visto come mi guardi. Se anche domani ci incrociamo corri con me e vedrai dove ti porto... -
Non resisto alla tentazione. 7.41 sono lì, lei arriva con uno zainetto in spalla, mi guarda e sorride, poi distoglie lo sguardo e corre guardando dritta davanti a sé. Io la seguo, incantato dalla visione di quel sederino...
8.13 siamo in un percorso in mezzo agli alberi. Lei corre per un momento sul sentiero, ma quando non incontriamo nessuno per diversi minuti entra in mezzo agli alberi, in una zona buia, che quasi faccio fatica a vederla senza più sole. Seguendo per mezz'ora quel suo culetto e fantasticando ho il cazzo duro come il marmo, e questa sua deviazione mi manda in estasi!
Ad un certo punto si ferma. Lascia lo zaino a terra e si gira verso di me; guardandomi il pacco nota la mia erezione e dice: - Ti piace il mio culo vero? - Io annuisco solo. L'eccitazione mi crea un nodo alla gola. Si avvicina e mi bacia, poi mi mette una mano sul pacco e mi dice: - A me invece piace questo...e quello che mi piace lo prendo! -
Non resisto più. Lei si allontana e si toglie gli abiti da corsa, rimanendo mutande e reggiseno e mostrandomi quel corpo sublime...si avvicina a me. Si inginocchia e mi tira giù i pantaloni. Mi sfila le mutande, guarda il mio uccello e lo prende in mano. La muove lentamente, facendomi una sega, ma si interrompe subito. Prende una coperta dal suo zaino e mi ci butta sopra. Aveva pianificato tutto!
Si mette sopra di me, in piedi. Si toglie le mutande, lasciandomi vedere la sua passera quasi del tutto rasata. Si accuccia e mi dice: - Lecca! - in tono duro. Era un ordine! Tanto ero eccitato che non vedevo l'ora. Cominciai a penetrarla con piccoli colpi di lingua, a succhiarle il clitoride. Le leccai anche l'ano, per poterlo magari usare in un secondo momento mentre leccavo la passera ci infilai uno e poi due dita bagnate dagli umori di lei. Gemendo, da padrona si trasformò in schiava: - Fai di me ciò che vuoi! - mi disse, prima di avere un orgasmo. Mi alzai immediatamente e la misi in ginocchio. - Succhia. - ordinai. Lei obbedì, ingoiando il mio uccello fino a farsi venire i conati. Mi leccò le palle, poi le massaggiò mentre ingoiava la cappella; roteando la lingua mi stava facendo impazzire. La fermai; volevo continuar a giocare. La feci stendere e ripresi a leccare, ma per poco. Mi preparai a penetrarla, prima con due e tre dita, muovendomi sempre più velocemente per farla gemere, poi le misi dentro tutto in un colpo: sussultò per il dolore improvviso, poi sostituito dai gemiti per il piacere dei miei colpi. Stantuffai fino a farle venire un nuovo orgasmo, mentre le nostre lingue e i nostri corpi erano avvinghiati l'uno all'altra. Poi la feci mettere a pecorina: volevo quel culo. - No, lì sono vergine! - mi disse. - Zitta troia! - risposi, mollandole un ceffone su una chiappa. Misi dentro due dita, poi piano piano il cazzo. Gemiti di piacere e di dolore aumentavano ogni centimetro di me che entrava in lei. Arrivato in fonfo, uscii e rientrai con sempre più violenza, fino ad entrare tutto in un colpo; poi cominciai con colpi un poco più delicati, ma sempre rapidi. Intanto la masturbavo e le strizzavo i capezzoli, e lei gemeva in modo osceno: - sono la tua troia, la tua schiava...o sì sì! -
Venne un'altra volta, poi sentii che da lì a poco sarei venuto anch'io; uscii dal suo culo e la feci rimettere in ginocchio.Lei comiciò a succhiare avidamente per farmi venire, ma non era quello che volevo; le diedi un ceffone e la feci stare ferma mentre con dei colpi di bacino mi muovevo nella sua bocca; gliela stavo letteralmente scopando. Durai pochi minuti; ululando, e le ordinai di ingoiare tutto. Non che ci fosse bisogno; beveva ogni singola goccia. Ci stendemmo abbracciandoci e baciandoci. E decidemmo di correre assieme più spesso...

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