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Una amicizia irraccontabile
Mi chiamo S., e ho 40 anni, sposato da 2 anni con una splendida creatura con cui convivo da ormai 7 anni. Siamo felici e innamorati e non abbiamo mai avuto problemi di sentimento, e sono sicuro non ne avremo mai. Non avrei mai immaginato di essere in grado di tradirla, ma ciò che mi è capitato non so se chiamarlo propriamente tradimento….
Il mio migliore amico si chiama Doooooo, e la sua donna è una deliziosa ragazza di 34 anni, estremamente vitale e allegra, di nome Daaaaaa: non alta, non bella ma carina, capelli a caschetto sul rosso, seno piccolo ma ben fatto, un bel culetto, molto intrigante, insomma, e non posso negare di averci fatto più di una volta pensieri belli spinti, su di lei. Siamo molto amici, usciamo spessissimo in quattro, e si può dire che la nostra sia una splendida amicizia, quasi fraterna. Una sera uscii con alcuni amici per una birra. Avevo telefonato anche a Doooooo, ma era fuori città per lavoro. Bevemmo in un pub fino praticamente all’ora di chiusura, salutai gli amici e quando tornai verso la macchina ero piuttosto brillo. Stavo aprendo lo sportello quando mi sentii chiamare:
-S.! Che ci fai in giro a qst’ora di notte???-
Mi voltai e vidi Daaaaaa che rideva. Era con un gruppo di sue amiche, un paio le conosco anch’io, alcune carine altre decisamente no. Ma lei era particolarmente carina, quella sera: stivali neri, calze scure, una gonna color vinaccia appena sopra il ginocchio, una camicetta un po’ scollata e un giubbino corto, di pelle. E il suo solito sorriso, che ha sempre un che di malizioso…
-Cosa ci fai TU, in giro! Il gatto non c’è e i topi ballano, eh?!?-
-Ma no, una banale uscita col mie vecchie amiche. E poi lui lo sa benissimo!-
-Ok, certo, scherzavo….- e ci mettiamo a chiacchierare per un po’, nel parcheggio, finchè le amiche non decidono che è tardi.
-Tu vai a casa, S., adesso?- mi chiede Daaaaa –Se non ti scoccia, potresti accompagnarmi , così risparmio a Cxxxxxxxxa un viaggio?-
-Certo!- le rispondo io, -tanto sono di strada, ti riaccompagno io!-
-Così saliamo in auto, continuando a chiacchierare allegramente. La strada è abbastanza lunga, dal centro della città a casa loro, e la chiacchierata è allegra; mi casca spesso l’occhio sulle sue belle gambe lisce, e noto (non senza una certa eccitazione) che indossa calze autoreggenti. Non è la prima volta che gliele noto: tante volte abbiamo cenato insieme, e il bordo di una autoreggente scappa spesso, da sotto una gonna… eppure stavolta, in macchina, la cosa mi sembra più intrigante, forse anche perché sono un po’ brillo… Finalmente arriviamo davanti a casa sua:
-Che fai, vieni dentro a bere qualcosa?- Mi chiede lei.
-No, grazie. E’ tardi, e mi sa che per oggi ho già bevuto abbastanza…-
-E dai, S.! Ti offro una birra, tanto per chiudere la serata, e poi te ne vai, ok?-
Sono un po’ contraddetto, ma cedo, così parcheggio ed entro in casa con lei. Mi siedo sul divano, lei prende due birre dal frigo e si siede accanto a me, riprendendo a chiacchierare. Io mi sento piuttosto imbarazzato, non è una situazione molto comoda: io seduto sul divano insieme alla donna del mio migliore amico, peraltro in una mise molto sexy, mentre il mio amico non c’è… Finisco la birra e decido di andarmene, ma lei mi ferma, appoggiandomi una mano su una gamba:
-Aspetta, S., che fretta c’è?? Tanto stanotte lo sai che Dooooooo non torna…..-
Resto di sasso, ma un attimo dopo mi ritrovo con una mano sotto la sua gonna, a frugare avidamente per trovare il margine delle autoreggenti e oltre, e con la lingua nella sua bocca calda e sensuale. In breve ho il cazzo durissimo, e lei se ne prende subito cura succhiandomelo avidamente, e facendomi così scoprire che è davvero una brava pompinara. Io le infilo le mani sotto le mutandine, trovandola già fradicia di piacere.
- Forza S., scopami!- Non me lo faccio ripetere due volte: la scopo lì, sul divano, splendidamente troia con indosso solo le autoreggenti e gli stivali , e le vengo dentro, dato che lei mi rassicura di prendere la pillola. E poi la scopo di nuovo, sul letto, sborrandole sulla pancia, stavolta. E ancora una terza volta, a quattro zampe sul pavimento, stavolta penetrandole addirittura nel culo, vedendola dimenarsi e mugolare come una vera troia incallita! Non avrei mai pensato che fosse tanto troia! Alla fine mi abbandono esausto a terra, lei sembra avere ancora voglia, ma io non ne ho più, ed è molto tardi, quindi si ferma, e mi lascia riposare. Il tempo di riflettere, e io mi ritrovo a pensare: e ora? Che cazzo succede tra me e e il mio amico? E tra tutti noi, che cazzo devo fare???
Lei sembra leggere la preoccupazione nei miei occhi, e mi da subito una risposta che mi lascia allibito, ma anche sollevato, almeno in parte:
-Tranquillo! Non è successo niente, abbiamo solo bevuto una birra, no?-
-Beh, veramente….-
-No- insiste lei, -solo una birra, anche se io e te sappiamo che non è così. Ma lo sappiamo IO e TE. Solo io e te, e questo fa si che la cosa non si saprà mai, giusto? Io non posso farlo sapere a nessuno e nemmeno tu, sennò rovineremmo rapporti, amicizie, matrimoni…. E invece, facendo sesso io e te questo tradimento reciproco resta obbligatoriamente blindato, non credi?-
Il suo ragionamento torna, e cancella in me parte del rimorso per aver tradito lui e anche mia moglie.
-E in quanto a noi due?- le chiedo
-Beh, noi due siamo sempre amici. Mica vorrai una amante, vero? Perché io non voglio rapporti sentimentali o robe varie, solo una serata di sesso!-
La cosa mi lascia esterrefatto, ma anche un po’ affascinato dalla sua intraprendenza e dalla sua sincerità. Quindi la cosa sembra fermarsi lì: la settimana dopo addirittura ci troviamo di nuovo insieme tutti e quattro per una cenetta, e sembra proprio che niente sia cambiato. Io ogni tanto la guardo, ma lei sembra non accorgersene, o è bravissima a dissimulare.
Tutto liscio, finchè una sera mi ritrovo nel solito pub a bere qualche birra con alcuni colleghi di lavoro: si tratta di quattro ragazzi di Bergamo, Marco, Massimo, Edoardo e Luca, che lavorano per la stessa ditta per cui lavoro io, e che stanno in città per alcuni giorni, in un appartamento che la ditta utilizza come foresteria quando appunto viene qualcuno da fuori. A un certo punto entra Daaaaaa con le solite amiche, io ho un sussulto, ma vedo che lei mi saluta come al solito e poi si comporta in maniera assolutamente normale, così mi tranquillizzo: dopo tutto è vero ciò che ha detto, allora… solo una serata di sesso, nessuno strascico. Meglio così. Invitiamo le ragazze a sedere con noi, e loro accettano. La serata si fa allegra, i bergamaschi si dimostrano molto simpatici e espansivi, e le amiche ridono e scherzano volentieri. A una certa ora, le ragazze cominciano a dire che è tardi, mentre Daaaaaa vorrebbe rimanere ancora, e cerca di convincerle a rimanere.
-Ma se vuoi ti riaccompagniamo noi!- afferma allegramente Marco.
-Buono Marco! E’ la donna del mio migliore amico….-
-E noi mica glielo diciamo!- e tutti scoppiano a ridere.
-Mica ho bisogno di essere riaccompagnata, io. Sono con la mia macchina. E’ che se loro se ne vanno, devo riaccompagnarle!-
Fatto sta che alla fine le ragazze decidono di stringersi un po’ in una sola auto, liberando Daaaaaa che resta con noi e continua a ridere e scherzare. Tiriamo tardi, tanto che arriva ora di chiusura, e praticamente ci sbattono fuori dal pub.
-E adesso dove andiamo?- Chiede uno dei quattro colleghi
-E dove vuoi andare?- Gli chiedo io, - A quest’ora è già tutto chiuso…
-Beh, potremmo chiedere se ci lasciano prendere qualche birra e andare al nostro appartamento- propone, il bergamasco, e un attimo dopo si infila sotto la saracinesca del pub, per riuscirne qualche minuto dopo con un sacchetto pieno di bottiglie di birra, suscitando le risate di tutti.
-Vieni anche tu, bella?- chiede uno di loro
-Perché no?- risponde lei.
Così saliamo sull’auto della ditta, in dotazione ai bergamaschi, un Voyager di quelli da otto posti, Io e Daaaaaa sediamo dietro, insieme a Marco, e lei si siede in mezzo. Durante il tragitto, a un certo punto, sento una mano che mi accarezza la gamba. Mi volto e incrocio lo sguardo con quello di lei, che mi sta guardando col suo solito sorriso malizioso. Sento la sua mano salire, allora anch’io decido di carezzarle la coscia, scostandole la gonna per sentire il contatto liscio delle sue calze. Lei mi si avvicina, e mi ritrovo di nuovo ad assaporare la sua splendida lingua guizzante dentro la mia bocca. Lei mi carezza il rigonfio dei pantaloni, infilando le dita fra bottone e bottone, e io salgo con la mano, scoprendo con piacere che anche stavolta indossa le autoreggenti. Salgo ancora, cercando le mutandine, ma sussulto, trovando una mano. Guardo, e scopro che anche Marco,dall’altra parte, le sta accarezzando le gambe!! Arriviamo nell’appartamento, e Massimo mi dice:
-Ehi, però non ce lo avevi detto che ti scopi la donna del tuo amico!-
-Infatti non è vero…- Ma lui mi ride praticamente in faccia. Io mi siedo su un divanetto, e lei viene a sedersi accanto a me, subito seguita da Marco, che non perde tempo per ricominciare a tastarla. Io allora mi occupo delle sue tette, liberandole dalla camicetta e scendendo a baciarle, mentre lei si mette a slinguazzare con Paolo. Non passa molto tempo che tutti cominciamo a prenderci cura di lei, spogliandola (io però propongo di lasciarle indosso gli stivali e le autoreggenti), palpandola dappertutto, leccandole la fica. Lei ricambia spompinandoci a turno, inginocchiata davanti al divanetto. La scopiamo a turno con lei che grida come una troia impazzita nei vari e rari intervalli in cui ha la bocca libera dai nostri cazzi. Siamo tutti eccitatissimi, e i bergamaschi ci vanno pesi, apostrofandola con frasi tipo “Ma quanto sei troia bellezza!” o “Avanti cagna, succhiami il cazzo!”, o ancora “Ti piace sentire il cazzo duro dentro la fica, vero puttana?”, e così via, ma lei non sembra offendersi, anzi sembra piuttosto eccitata dal turpiloquio. Mi sorprende vedere quanto sia troia, e mi sorprende ancora di più quando è lei stessa invitarci a sborrarle tutti quanti addosso. Non ci facciamo certo pregare, e a turno la riempiamo di sperma senza ritegno, schizzandole in faccia e nella bocca aperta, godendo ancor di più nel vederla fradicia e gocciolante come una troia da film porno! Ma lei non è certo arrivata al capolinea, e una volta asciugatasi un po’ alla meglio, torna alla carica, inscenando una sorta di ballo erotico sul tavolo, con il risultato che i nostri cazzi sono di nuovo duri! Allora ricominciamo a scoparle la bocca e la fica a turno, ma lei viuole di più. Nessuno di noi è molto esperto, e non è così facile fare una doppia penetrazione, ma ci proviamo tutti, con più o meno successo, chiavandole il culo come forsennati e riempiendola di carne fino all’inverosimile! Siamo andati avanti per un bel po’, riducendo oltretutto quel povero appartamento una schifezza, con schizzate dappertutto. Ognuno di noi l’ha chiavata più e più volte, quella notte, io mi sono fermato alle mie tre sborrate, di più non ce l’ho fatta, ma alle cinque di mattina, Massimo ancora se la stava sbattendo, tenendola per i capelli e ansimando come un porco, mentre Luca preparava il caffè. Sono tornato a casa esausto, facendo i salti mortali per non insospettire mia moglie, e deciso a chiamarla l’indomani, forse per scusarmi, forse per chiederle che cazzo le era preso, non so. Fatto sta che lei mi ha preceduto con un SMS con scritto “Solo una birra, non dimenticartelo…”
Passano alcune settimane, ci vediamo un paio di volte per le nostre consuete serate a quattro, dove ci troviamo a casa nostra, o a casa loro, per ottime cene e tranquilli dopocena, e apparentemente nulla è cambiato. Almeno non in lui, non in mia moglie (loro non sanno nulla, logicamente), ma nemmeno in Daaaaaa. Però in me qualcosa è cambiato, anche se senza strascichi: mi trovo in imbarazzo a cenare con loro, facendo finta di nulla, quando poi ogni volta che la guardo, non posso fare a meno di rivedere l’immagine di lei con il viso e i capelli grondanti sborra, sorridente e ancora vogliosa di cazzo; o quella di lei , a cavalcioni sul tavolino, la schiena reclinata, ormai stanca e quasi abbandonata sui propri muscoli, ma ancora disponibile, mentre Massimo di Bergamo la tiene per i capelli e le fotte il culo come un forsennato dicendole “Ti piace il cazzo nel culo, vero puttana? Lo senti il mio cazzo in corpo, puttana????”
E tuttavia il tempo passa, arrivano i primi giorni d’estate, senza che niente accada, e io mi convinco che è stato solo un gioco senza strascichi. Lei non mi cerca, io non la cerco, non siamo amanti, e probabilmente siamo tornati ad essere semplicemente amici.
Un giorno di metà giugno mi prendo una giornata libera, e verso le cinque del pomeriggio decido di fare un salto al negozio di un amico. Ci trovo anche Daaaaaa, d’altra parte è un amico comune, e lei va spesso lì, anche se non lo sapevo. Chiacchieriamo un po’, poi io saluto, lei fa lo stesso e usciamo insieme. Indossa una stretta minigonna verde militare e una magliettina aderente, gialla e nera, un po’ stile teenager: non è proprio una delle sue solite mise sexy in autoreggenti e stivali, ma il caldo si fa sentire, e comunque la visione non è decisamente delle peggiori. Oltretutto deve anche essere uscita da poco dal parrucchiere, perché il suo caschetto rosso mogano è particolarmente brillante e ben pettinato. Ci dirigiamo verso il parcheggio dove abbiamo ambedue lasciato l’auto, chiacchierando del più e del meno. Io evito accuratamente ogni argomento che possa riportare alle nostre vicissitudini, e lei sembra proprio non avere vissuto niente del genere.
-Hai visto? Hanno proseguito i lavori della pista ciclabile nei giardini- le dico, tanto per trovare un argomento.
-Davvero?- dice lei, volgendo lo sguardo all’altro lato della strada, dove i giardini pubblici costeggiano il fiume, attraversati da una ciclabile. –Andiamo a vedere, ti va? Facciamo due passi!-
-Ok, perché no?- dico io, tanto non è certo tardi, la giornata è calda, e tutto mi sembra a posto.
Passeggiamo nei giardini, seguendo la pista. Non c’è molta gente, i giardini sono nuovi e non molti li conoscono, ancora. Lei è molto allegra, e io ancora una volta mi ritrovo ad apprezzare quel suo modo di essere così gioviale e sincero.
-Ci sediamo un po’?- chiede lei, e senza aspettare la risposta si avvia verso una panchina, al bordo dei giardini, dove il fiume incontra un po’ di alberi.
Mi siedo accanto a lei, e non riesco ad evitare di buttare uno sguardo alle sue belle gambe lisce, ben messe in mostra dalla minigonna che è piuttosto corta.
Quando alzo di nuovo lo sguardo, mi accorgo che lei mi sta guardando, il suo solito sorriso intrigante e malizioso stampato sulle labbra. Poi reclina la testa, allargando le braccia sulla spalliera della panchina, e allargando leggermente le gambe, quel tanto che basta perché io possa intravedere il rosa fucsia delle sue mutandine di pizzo. Improvvisamente la mia eccitazione sale a duemila. Continuo a guardarla, allora lei si volta di nuovo verso di me:
-Beh? Vuoi un invito scritto???- e reclina di nuovo la testa indietro. Non resisto, e comincio a baciarle il collo, lisciandolo con la punta della lingua e stuzzicandole il lobo dell’orecchio, mentre la mia mano corre sulle sue cosce nude, esplorando la sua pelle e la sua biancheria di raso e pizzo.
-Certo che hai sempre una gran classe, nella biancheria intima- dico, quasi senza accorgermene-
-Ti piace? Cotton Club, me l’ha regalato Doooooo…. Senti come è morbido anche il reggiseno!-
Le alzo la maglietta, scoprendo un bel reggiseno fucsia a motivi floreali, che le da una splendida forma al seno. Le afferro le tette, cominciando a leccargliele e a baciargliele, mentre con l’altra mano le ho già superato le mutandine e la sto sditalinando. Lei comincia ad interessarsi alla patta dei miei pantaloni, la apre, ne tira fuori il contenuto con aria soddisfatta, poi si china su di me e ingoia il mio cazzo senza troppi complimenti. Io mi guardo attorno, eccitato ed imbarazzato: ci vedranno? C’è gente che passa, a una settantina di metri dietro le nostre spalle, lungo la ciclabile, sicuramente possono vederci. Ma chi se ne frega, un bocchino così ben fatto me lo lascerei fare anche in mezzo alla stazione centrale!!!
E lei continua a succhiare, incurante dei passanti dietro di noi, e guidandomi con la mano libera per farsi stimolare la fica nel modo migliore. Io la accontento, mentre con la sinistra continuo a palparle le belle tette, prima di poggiarla sulla sua testa per cadenzarle a mio piacimento le pompate sul cazzo. Lei si alza e si siede incollo a me, ma io mi sento davvero un po’ troppo in piazza, adesso:
-Aspetta! C’è troppa gente, qui…-
-Ok!- Mi dice lei, - Vieni!-
Si alza di nuovo, mi prende per mano e mi porta qualche metro più in là, dove tra gli alberi lungo il fiume troviamo un muretto di un rudere abbandonato. Non è molto alto, si vede la pista e i giardini, ma forse noi siamo al riparo dagli sguardi. Lei si sfila la maglietta e si alza la minigonna, il suo completino intimo rosa è eccitantissimo, addosso a lei, e io ho il cazzo durissimo!
-Qui c’è meno gente, no? E allora scopami come si deve!!!-
La faccio voltare e la fotto a gambe larghe, in piedi, con le mani sulle pietre del muretto, rubandole non pochi sussulti e mugolii. E’ caldo, io sono un bagno di sudore, e anche la sua pelle è lucida di sudore, e io le sborro dentro, copiosamente, chiudendo la scopata con un bacio perverso con tutta la lingua dentro la sua bocca.
E anche dopo questa volta, solo il solito SMS e niente più contatti, stavolta per tutta l’estate, se non un paio di uscite in quattro, io, mia moglie, lui e lei.

L’estate passa, tornano le prime giornate di autunno, e io di nuovo mi sono convinto che è stato un bel gioco, ma che adesso è finito. Lei non mi chiama mai, e io mi guardo bene dal farlo, e dopo cinque mesi, è ormai chiaro che era proprio tutto come diceva lei.
E invece un bel giorno mi ritrovo una sorpresa che non mi sarei aspettato: è il 12 Ottobre, e mi arriva un SMS: “Che ne dici se ci vediamo per una birra, stasera?”
Io rimango un po’ stupito, ma soprattutto perplesso, non me lo aspettavo, e il sottinteso mi sembra abbastanza palese.Tuttavia ho anche un po’ paura che il gioco diventi troppo frequente, fino a trasformarsi in relazione, quindi le rispondo che quella sera non posso perché ho già fissato con mia moglie. Ma dopo pochi minuti mi arriva un nuovo SMS, in risposta: “Allora dimmi tu quando: lui lavora la sera x tutta la settimana fino tardi.” Mi decido allora ad accettare, ma piu che altro per parlare con lei e spiegarle che forse è meglio smetterla. Così fisso per il giorno dopo, al solito Pub. Io arrivo prima di lei, fuori piove a dirotto, uno dei primi giorni di intensa pioggia autunnale. Mi siedo al bancone e ordino subito una birra, teso ma deciso a mettere in chiaro che è meglio darci un taglio. Lei arriva, e mi viene subito incontro, e io mi rendo improvvisamente conto che non sarà poi così tanto facile: indossa un impermiabilino bianco, corto, che apre subito appena entrata nel locale, rivelando un abitino corto ma non troppo, un po’ sopra il ginocchio, color verde oliva (che già altre volte le avevo visto, ma che stavolta appare particolarmente sexy), un paio di stivali marroni alti quasi fino al ginocchio e calze color carne. E’ truccata un po’ pesantemente, cosa un po’ strana, dato che sembra non truccarsi quasi mai: un rossetto piuttosto scuro, gli occhi impreziositi da un velo di colore… un po’ pesante, insomma, ma sta tutt’altro che male! Viene verso di me e si accomoda su uno sgabello, molto vicina a me, con le ginocchia attorno alla mia gamba sinistra. Noto che il movimento con cui si siede è fatto a regola d’arte per farmi intravedere che le calze color carne sono autoreggenti, che fanno appena capolino da sotto il bordo del vestitino.
-Mi offri una birra, S.?-
-Certo!- E ne ordino anche un’altra per me. Io provo ad affrontare subito il discorso, cercando di spiegarle che stiamo sbagliando, che tutto quello che facciamo non è giusto, che io sono innamorato di mia moglie e che voglio bene a Dooooooo, e che non voglio assolutamente essere coinvolto in una storia. Lei mi ascolta senza interrompermi, bevendo la sua birra e fissandomi dritto. Io continuo a parlare per venti minuti o forse più, senza che lei dica niente o quasi, finchè finisco gli argomenti e resto muto.
-Mi vuoi dire che ti stai innamorando, S.?- mi chiede
-No, non è questo… Sono innamorato di mia moglie…-
-E allora hai paura di essere coinvolto e basta, giusto?-
-Si, è questo il problema. Se anche cominciamo a invitarci per passare le serate, che può succedere?- Lei allora si alza in piedi, mi si fa più vicina, schiacciando il pube contro la mia coscia e dicendomi, quasi in un orecchio:
-Allora puoi stare tranquillo! Sono le stesse cose che penso io…. Per questo preferisco farmi scopare da te, quando ho solo voglia di divertirmi…. Sbrigati a finire la birra, che te lo spiego meglio fuori!-
Non ho le idee molto chiare, l’unica cosa che so è che lei mi ha di nuovo fatto diventare il cazzo duro come il marmo! Trangugio la mia birra, pago il conto, e usciamo dal pub, fuori piove ancora a dirotto:
-Dov’è la tua macchina?- chiede lei
-Qui davanti, nel parcheggio!- rispondo io, e le faccio strada.entriamo in auto, metto in moto
-Dove vado???-
-Dove cazzo ti pare!!!!-
Non faccio a tempo ad uscire dal parcheggio che lei è già piegata su di me, ad ingoiarmi avidamente il cazzo mentre guido! Allungo la mia mano destra per sollevarle il dietro del vestito e le ripasso il solco tra le natiche, trovandole il buchetto del culo, e poi la fica, già bagnatissima. Lei si sfila il perizoma, per aiutarmi, ma senza smettere di succhiarmi il cazzo; io le sditalino la fica con due dita, infilandole contemporaneamente il pollice nel culo. E’ difficile guidare così, e mi fermo in un piccolo parcheggio, lungo la ferrovia. Per fortuna la mia auto è spaziosa. E permette un certo spazio di manovra, così la spingo sul suo sedile reclinandolo, e la fotto alla grande, lei a gambe larghe, gli stivali puntellati sul cruscotto, e io che con una mano le palpo le tette e con l’altra le sditalino il buco del culo, mentre il mio cazzo riempie la sua fica fino ad inondarla di sperma. Ma lei, come al solito, è tutt’altro che soddisfatta, e ricomincia subito a menarmelo, per farmelo tornare duro.
-Odio la macchina! È troppo angusta!- mi dice lei, sorridendo
-Beh, con questa pioggia, o andiamo a casa tua….-
-No! Lui non torna prima delle due, in questi giorni. Ma non voglio rischiare! Perché non trovi un posto un po’ più riparato dalla pioggia???-
Mi viene in mente che poco più avanti, quella strada scende molto, passando sotto la ferrovia attraverso una grande arcata per poi finire lì, prima di una fattoria, un posto molto fuori mano. Metto in moto e mi dirigo lì, mentre lei continua a segarmi mordicchiandomi sul collo. Mi fermo sotto le arcate della ferrovia, al riparo dalla pioggia, e lei affonda di nuovo la sua bocca sul mio cazzo, pompandolo come si deve, poi apre lo sportello e scende dall’auto, liberandosi del vestitino che aveva indosso, e rimanendo con solo gli stivali, le calze autoreggenti e il reggiseno. Scendo anch’io, le vado vicino e la abbraccio da dietro, palpandole le tette, baciandola sul collo, e scendendo con una mano lungo la schiena fino a tornare a stuzzicarle il culo. La spingo un po’ avanti, allargandole le gambe, lei si appoggia con le mani sul cofano dell’auto, e la inculo, spingendo quanto più possibile il cazzo dentro di lei per sentire il rumore dei colpi forti dei miei lombi sulle sue natiche, sborrandole infine sulla schiena e sul suo splendido culo.
Eppure, il giorno dopo, mi arriva il solito SMS: “Solo una birra, non dimenticarlo.”
E di nuovo passano altri giorni, e altri sabato sera in quattro facendo finta di nulla, magari finalmente con un po’ di abitudine in più e un po’ di timori in meno.
A fine Ottobre ricevo una sorta di bombardamento di telefonate: sono i miei colleghi bergamaschi; tre di loro devono tornare in città per alcuni giorni, e non gli dispiacerebbe organizzare un’altra seratina come quella di qualche mese prima. Io rispondo loro che non è come pensano, che quella è stata una situazione particolare, che lei era ubriaca….. Rimedio solo di essere preso in giro, e in un modo o nell’altro riescono alla fine a convincermi a fare un tentativo per invitarla a cena. Allora, io, molto imbarazzato, provo a chiamarla sul cellulare, ma lei non risponde. Riprovo diverse volte, e alla fine mi risponde:
-Beh? Mica vorrai violare il nostro patto?- aggressiva e quasi irritata, -Siamo abbastanza d’accordo sul non telefonarci, no?-
-Scusa, ma anche l’altra volta tu mi hai invitato con un SMS…-
-E tu hai fatto un sacco di storie!-
-Ok, hai ragione. Ti chiamo per un’altra cosa…. Ti ricordi i ragazzi di Bergamo?- Le spiego la faccenda, che tre di loro, Marco Massimo e Luca, vengono in città per lavoro la settimana successiva, e che avrebbero piacere di fare una cena insieme, magari in una semplice pizzeria… Lei, che non è decisamente una donna stupida, mi lascia finire, poi, dopo qualche secondo di silenzio, mi dice:
- Ok, ma nei prossimi giorni Doooooo è a casa, e non posso certo far tardi! Diciamo che io ho una cena con le amiche, ufficialmente. Ma saltiamo la cena, e magari vediamoci direttamente all’appartamento dell’altra volta, ok? Così posso tornare a casa a un’ora degna! Fissa e fammi sapere come e quando!-
Inutile dire che il mio successo mi rende euforico, ma c’è un problema: dopo il casino fatto l’ultima volta, la ditta non ha messo a disposizione l’appartamento ai bergamaschi, stavolta. In albergo è impensabile, allora mi viene in mente che mio cugino, che si è trasferito da diversi anni, ha ancora un appartamento, in città, che usa quando torna a trovare i suoi, ogni tanto. Provo a chiamarlo, per chiedergli se mi presta l’appartamento per una sera. Lui ovviamente si insospettisce subito:
-Cosa c’è sotto? Una donna, vero?-
Non posso fare altro che spiegargli la faccenda, e lui, ridendo, mi dice:
-Beh, io l’appartamento te lo presto più che volentieri, però come minimo penso che dovresti invitarmi….-
Mi prende un po’ in contropiede, ma trovo una soluzione anche a questo: dovremo far finta che anche lui è un nostro collega, che però da anni non vive più in città.
Mando a lei un SMS per chiederle se va bene per mercoledì, ma non nello stesso posto della volta precedente. Lei mi chiede a che indirizzo, perché preferisce raggiungerci lì.
Il mercoledì passo a prendere per tempo i tre bergamaschi, già belli carichi, e li porto a casa di mio cugino. Arriviamo, e mio cugino ci aspetta, ma c’è anche un’altra persona, un tipo un po’ più anziano di noi, sui 45 anni:
-E lui????- Chiedo io
-Lui è Roberto, un mio collega e grande amico! Mica ti dispiacerà, vero? Gli ho già spiegato che deve dire che noi siamo di Livorno….-
Beh, ormai è fatta, non ci resta che aspettare, bevendo un po’ di birre e alcolici vari, tanto per caricarci un po’ e vincere la tensione e la timidezza. Finalmente suona il campanello. Lei entra e saluta tutti, compresi mio cugino Cyyyyyy e il suo amico Roberto, che come promesso si spacciano per colleghi livornesi. E’ splendida: si è di nuovo truccata un po’ pesantemente, con un rossetto scuro e carnoso e gli occhi accentuati da un bel rimmel e da un po’ di colore. Forse è stata dal parrucchiere nel pomeriggio, perché i suoi capelli sono curatissimi, un po’ più corti del solito, con un taglio un po’ all’olandese e di un bel color rosso mogano brillante. Al collo ha un nastrino nero con uno strano ciondolo quadrato, e sotto un cappottino verde lungo indossa uno dei suoi consueti abitini, rosso fegato, attillato e lungo fino al ginocchio, abbottonato sul davanti, con calze nere e i suoi stivali neri. Si toglie il cappotto e ci chiede se c’è qualcosa da bere anche per lei, e ovviamente tutti si affrettano ad offrirle qualcosa. La situazione è un po’ strana, stavolta nessuno è abbastanza ubriaco da fare la prima mossa, allora chiacchieriamo per un po’, con lei che scherza e beve la sua birra tranquillamente. Ma alla fine è lei che decide di muovere la situazione: appoggia il bicchiere vuoto, e senza troppi indugi si sbottona il vestitino e lo lascia cadere a terra, lasciandoci quasi a bocca aperta per la meraviglia:oltre agli stivali e a quello strano e sensuale ciondolo al collo, stavolta non indossa autoreggenti, ma uno splendido completo di pizzo nero a fiori, reggiseno, perizomino semitrasparente e reggicalze, ad esaltare il suo bel corpo candido..Sorride maliziosamente sedendosi sul tavolo, e in un attimo le siamo praticamente tutti addosso, accarezzandola e tastandola dappertutto, e contendendoci la sua lingua per assaporarla avidamente.
Lei si lascia subito andare, sdraiata sul tavolo, mentre le palpiamo le tette, la pancia, le gambe già divaricate. Mio cugino è il primo a chinarsi per assaggiarle la fica, leccandogliela mentre noi ci spogliamo rapidamente. Lei si gira a pancia sotto sul tavolo, e a turno, ognuno di noi le fa assaggiare il proprio cazzo, mentre dietro di lei mio cugino continua a leccarle la passera avidamente, tenendole le gambe divaricate. Nessuno si attenta a spogliarla più di così: è splendidamente troia, con i suoi stivali, il reggicalze e l’intimo nero “anche se le mutandine sono ormai già sparite, chiaramente). La chiaviamo tutti quanti, a turno, lei sul tavolo a pancia sotto, e noi da dietro, lo spettacolo è fantastico, e lei si rivela infoiata come non l’avevo mai vista, mugolando e gridando, e dopo aver provato ognuno dei nostri sei cazzi in fica, ci sorprende con una richiesta da vera puttana incallita:
-Voglio tutta la vostra sborra in gola, Maiali! Avanti, fatemela ingoiare tutta!!-
A turno le sborriamo dentro la bocca, rivoli di sperma le colano dagli angoli delle labbra, ma lei continua a succhiare e ingoiare senza fermarsi, tanto che non facciamo a tempo a sborrare che i nostri cazzi sono già di nuovo duri. Comincia la litania del turpiloquio, e anch’io stavolta mi ritrovo a chiamarla cagna, troia, e così via. Mio cugino si rivela particolarmente porco, e il suo amico non è da meno: sono loro a godersi la prima doppia penetrazione, senza nessuna difficoltà, dimostrando una invidiabile esperienza nel settore. Roberto, in particolare, che le sta affondando il cazzo nel culo, la tiene per le spalle, costringendola a inarcare la schiena, cosa che sembra piacerle moltissimo. Lei si concede senza problemi a tutti noi, facendosi penetrare fica e culo da ognuno, con la bocca continuamente piena di cazzo e le mani impegnatissime! Andiamo avanti così per un bel po’, sborrandole tutti quanti addosso e in corpo più e più volte, ma voglio essere io, stavolta, l’ultimo a cedere! Alla fine , lei, esausta, si concede all’ultimo giro, abbandonandosi a pancia sotto sul tavolo, con le gambe divaricate, e a turno si lascia inculare in quella posizione da ognuno, chi più violentemente, chi ormai sfinito ma ancora con la voglia di sfondarle il culo chiamandola “vacca rotta in culo” e cose simili. Io aspetto l’ultimo turno, ho già sborrato tre volte, ma stavolta il mio cazzo ha retto bene ed è ancora duro: quando tocca a me e mi avvicino, vedendola ansimante, con tutta la schiena impiastricciata di sborra, e il buco del culo completamente dilatato e arrossato, avverto un misto di disgusto e di dispiacere. Ma dura un attimo: mi basta guardare i suoi bei lineamenti, con tutto il rimmel colato sotto gli occhi, e subito mi torna la voglia! Le afferro i capelli, con una mano, tenendola contro il tavolo con l’altra e le affondo il cazzo nel culo ormai sfondato.
-E’ quello che volevi, vero? Sentirti troia come sei veramente, eh?-
La sbatto con tutte le mie ultime forze, strappandole ancora qualche gridolino, prima di sborrarle per l’ultima volta dentro il culo. Non so con che coraggio sia tornata a casa, in quelle condizioni: mi sembra impossibile che suo marito non si sia accorto di nulla!!!
Passa diverso tempo, prima di rivedersi. Anche le nostre cene a quattro, per un po’ di tempo, non avvengono; un paio di volte mi vedo con Doooooo, scoprendo di sentirmi molto meno a disagio, ormai. Mi sento sempre più consapevole che il gioco non arriverà mai a nessuna implicazione sentimentale, anche perché ormai è chiaro, io e lei cerchiamo nei nostri incontri quella perversione che in un rapporto sentimentale difficilmente può esistere: io per trattarla come non potrei mai riuscire a trattare mia moglie, e lei per fare tutte quelle cose che una donna non può chiedere al proprio uomo. Comunque passa del tempo, senza avere nessun contatto. Fino alla settimana dopo Natale. Io sono in ferie, e una sera fissiamo una cena insieme al gruppo dei vecchi amici. Doooooo non c’è: il suo lavoro lo porta spesso fuori città. Ci troviamo tutti quanti per una pizza, e poi i più irriducibili di noi si trasferiscono al consueto pub, per chiudere la bella serata. Mentre parcheggio l’auto nella grande piazza davanti al Pub noto un gruppo di ragazze che chiacchierano. Riconosco Daaaaaa, tra loro, e decido di andare a salutare.
-Che fate di bello?- chiedo, dopo i vari saluti, baci e abbracci, visto che le conosco quasi tutte.
-Siamo state a cena fuori per il compleanno di Benedetta. E ora si va a casa. E voi?-
-Noi stiamo andando al Pub. Ci sono anche gli altri del vecchio gruppo…-
-Allora vengo a salutare!- dice lei, -Anzi, Ti va di bere qualcosa con loro?- chiede rivolgendosi alla ragazza accanto a lei, una ragazza piccolina, con lunghi riccioli castani, un seno bello prosperoso e gli occhiali, che non avevo mai visto, e tutto sommato carina.
-Va bene, tanto sono tua ospite, decidi tu!-
Me la presenta come Daniela, spiegandomi che è una sua cara amica, meridionale, che ha approfittato delle feste di Natale per venirla a trovare e che, vista l’assenza del marito dorme a casa loro.
-Siamo senza macchina, ci riaccompagni tu, dopo?-
-Certamente!- le assicuro. Ci fermiamo per un’oretta al Pub, tra un brindisi e l’altro, poi gli altri amici se ne vanno, e allora anche noi ci dirigiamo verso casa, tutti e tre allegri e, specie le due ragazze, un po’ alticci. Giunti sotto casa, lei mi invita a entrare per un po’. Non ci vedo nulla di male, vista la presenza dell’amica, e non ho molta voglia di tornare a casa, dopotutto non è nemmeno tardi, quindi accetto. Mi siedo sul divano, seguito da Daniela, mentre Daaaaaa si preoccupa di prepararci da bere, offrendomi un Gin Tonic piuttosto carico di Gin, sia a me che all’amica, poi si siede davanti a noi, e chiacchieriamo allegramente. Io mi alzo per guardare la bella collezione di videocassette e DVD del mio amico, che gli invidio sempre. Scopro che ha anche qualche film porno, e mi soffermo a guardare.
-Vuoi mettere un film?- Mi chiede lei.
-No, certo… sono solo curioso di vedere cosa avete, come sempre. Questi non li avevo mai notati…-
-Beh, di solito li teniamo dentro l’armadietto….- risponde lei, sorridendo, -Ma se vuoi, mettine uno, dai!-
-Che roba è?-chiede Daniela, con la voce un po’ impastata dall’alcool
-Roba mooolto allegra!- le risponde, ridendo; -Dai, S.! Fai vedere che roba è a Daniela!-
Io ne prendo uno, lo metto nel videoregistratore e accendo la tv, sedendomi di nuovo accanto a Daniela.
-Hey! Ma quello è una cazzo!- esclama la ragazza, traballando, e noi scoppiamo a ridere.
Guardiamo qualche scena, commentando, ridendo e scherzando, anche se un porno è sempre un porno, e guardarlo con due donne, un po’ di eccitazione la mette! Oltretutto l’amica sembra davvero piuttosto sbronza, seduta scompostamente sul divano, con la testa appoggiata alla mia spalla, e non posso fare a meno di buttarle generose occhiate all’abbondante scollatura.
-Hai visto che belle tette che ha Daniela?- Dice Daaaaaa all’improvviso, notando le mie sbirciate, e facendomi trasalire.
-Già! Molto carina, la tua amica….- rispondo, tanto per dire qualcosa.
-E allora perché non provi a scopartela? Sono sicuro che a lei non dispiace….-
Resto di sasso, ma mi riprendo quasi subito: ormai niente più mi sorprende di lei!
Provo allora a mettere una mano sulla gamba di Daniela, che mi sta sorridendo con aria piuttosto assente, un attimo dopo le sto frullando la lingua in bocca, mentre le palpo generosamente il seno, duro e abbondante la libero della maglietta, leccandole le tette e scostando il reggiseno per farle uscire. Daaaaaa, seduta davanti a noi guarda, con il suo solito sorriso malizioso sulle labbra.
Allora vado avanti, le sbottono i pantaloni di Daniela e li sfilo, infilandole la mano tra le gambe e sentendo le mutandine già un po’ inumidite. Gliele scosto, stuzzicandole il clitoride per poi abbassarmi a leccarglielo, lavorando con le dita dentro la sua fica. La sento fremere, allora mi apro i pantaloni e le guido la mano sul mio cazzo, facendole capire di menarlo bene, e riaffondo la testa tra le sue cosce, mentre Daaaaaa continua a guardare. Poi mi alzo in piedi, portando il cazzo alla bocca di Daniela, e tenendola per i bei riccioloni, le tiro la testa verso di me per farglielo ingoiare. Anche Daaaaaa si è slacciata i pantaloni e si è tolta la camicetta, rivelando quel suo bel reggiseno rosa fucsia, e si sta accarezzando la fica, seduta di fronte a noi. Io sono a mille! Scopo Daniela lì, sul divano, senza che Daaaaaa però si avvicini. Forse stasera ha solo voglia di guardare…
La mia scopata finisce con una bella sborrata sulla pancia e sulle tette della riccioluta amica, dopodichè mi siedo di nuovo accanto a lei, per riprendermi. Ma solo per poco, perché adesso Daaaaaa si fa avanti:
-Non crederai mica di aver finito, vero? Ora tocca a me-
Viene verso di me carponi, prendendomi le gambe e affondando il cazzo, ancora bagnato, nella propria bocca. La scopo a pecorina, lei con le ginocchia a terra e il corpo appoggiato sul divano, mentre adesso è Daniela che ci guarda e si tocca. Provo a leccare le tette di Daniela mentre fotto Daaaaaa da dietro, e lei si avvicina per avvantaggiarmi. Finisco per sborrare sulla schiena di Daaaaaa, soddisfatto ma ancora eccitato, tanto che dopo pochi minuti mi trovo di nuovo a dedicarmi all’amica meridionale, chiavandola a terra, sul tappeto, tenendole le gambe alzate e spalancate. Comincio ad essere stanco, e la scopata finisce per rallentare di intensità, ma vengo anche stavolta, poche gocce che vanno a cadere sulle cosce di Daniela e sul tappeto! A questo punto sono stanchissimo, ma Daaaaaa non vuole saperne di ricevere meno della sua amica. Prova a stuzzicarmi il cazzo, che si rialza orgoglioso ai colpi della sua lingua veloce e allenata. Ma io non ne ho davvero più. Però non voglio deluderla, e allora mi decido a allargarle le gambe, infilando la testa dentro e leccando con voluttà, penetrandole la fica e il culo con le dita, profondamente e senza troppi complimenti. Lei geme, urla, si divincola tutta e alla fine la sento fremere nell’orgasmo, e mi rialzo per metterle la lingua in bocca, con la faccia tutta bagnata dai suoi umori.
Con l’inizio dell’anno nuovo credevo che i nostri incontri si sarebbero fatti più radi, fino anche a cessare. E invece nella seconda metà di gennaio ci siamo rivisti “per bere una birra”, come dice lei: due belle ma scomode serate terminate scopando in auto, senza particolari sorprese. I primi di febbraio lei mi chiama di nuovo, proponendomi di cenare insieme. Io, ansioso come sempre, mi insospettisco, temendo impreviste quanto indesiderate dichiarazioni sentimentali. Ma non posso certo rifiutare, così mi invento una cena con gli amici del calcetto per giustificarmi con mia moglie, e vado all’appuntamento. E’ una serata fredda e umida, ceniamo ad una pizzeria, lei indossa un paio di pantaloni attillati neri e un golfino di lana stile etnico color rosso mattone, ma è deliziosa anche così. Parliamo e scherziamo di tutto un po’, e i miei timori si rivelano infondati. Mi dice che suo marito è fuori città fino a fine settimana, così andiamo da lei per chiudere la serata. Mentre siamo ai consueti preliminari, lei mi fa una strana confessione:
-Sai cosa mi piacerebbe? Avere qualche foto mentre faccio sesso…. Trovo che sia molto eccitante l’idea di essere fotografata-
L’idea mi eccita all’istante.
-Lui non te ne ha mai fatte?- Le chiedo, malcelando l’interesse.
-Si, ogni tanto. Ma io intendo mentre faccio sesso, non mentre faccio l’amore con lui…-
Lei allora mi spiega il suo piano: mi dice che le piacerebbe che io organizzassi un’altra serata come l’ultima con i miei colleghi di Bergamo, durante la quale io dovrei occuparmi di fare un po’ di foto.
-Però ci sono delle regole precise: Innanzitutto voglio solo uomini che vengano da fuori città e che non ci sia il rischio di conoscere, ma questo lo sai già. E poi, siccome non voglio correre rischi, dovrai essere solo tu a fare le foto, usando la mia macchina fotografica e basta, così sarò sicura che le foto le avrò solo io!-
-Ma se le tieni per te, le foto, io che ci guadagno a farle??-
-Il semplice gusto di farle. Non ti sembra abbastanza eccitante???-
La sua malizia mi convince anche stavolta, e concludiamo la serata scopando a tutto spiano, sul tappeto e sul divano.
Quando arriva l’ora di andarmene, lei mi dice:
-Allora organizzi qualcosa?Mio marito tra 2 settimane parte di nuovo, e sta in Belgio per cinque giorni.-
-ok, ci provo!!-
Nei giorni successivi, la cosa diventa un’ossessione, non riesco a pensare ad altro. Chiamo mio cugino Cyyyyyy, ma lui purtroppo non è disponibile, e oltretutto ha affittato l’appartamento. Mi dice comunque che il suo amico Roberto sicuramente viene, se lo chiamo. Il problema diventa trovare un posto. Chiamo i colleghi di Bergamo, dicendo loro che sto organizzando un festino il giorno sabato 26, ma sono disponibili a venire solo Luca e Massimo (figuriamoci, quando si parla di porcate, lui non si tira mai indietro….), tutto sommato siamo quattro uomini, e non mi sembra certo male. Ma manca ancora il posto, e non so proprio dove e come fare. Alla fine sto per rinunciare, quando mi viene in mente una possibile soluzione: potrei provare a coinvolgere T., un collega di 45 anni della nostra filiale di Bologna, che ha una casa al mare, a circa un’ora da qua, e che spesso fa racconti generosi delle sue serate con puttane e donne varie.
Lo chiamo, e lui accetta subito.
A questo punto è tutto organizzato, ma l’idea delle foto mi intriga veramente, e vorrei trovare il modo di riuscire a tenerne almeno qualcuna per me. Però capisco anche lei, che non si fida ad avere sue foto compromettenti in giro. Penso a come potrei fare, e alla fine faccio un tentativo: telefono a suo marito, e con la scusa di voler comprare una macchina fotografica digitale, riesco a farmi dire che macchina fotografica hanno loro. Mi dice di averne due: una Vivitar, che lui usa quando va in giro perché piccola e comoda, e una Fuji. Allora vado in un negozio e compro una scheda di memoria per le macchine della Fuji, sperando che la cosa vada a buon fine. Così, sabato 26 febbraio, dopo aver detto a mia moglie che abbiamo organizzato una serata di poker con i colleghi di lavoro, e che quindi con ogni probabilità sarei tornato molto tardi ci troviamo come d’accordo: passo a prendere prima Roberto, e poi i due bergamaschi alla stazione. Lei preferisce venire da sola, sono d’accordo che mi chiama appena arrivata in zona mare, così le spiego la strada, Noi quattro arriviamo a casa di T.,e lo troviamo bello teso e gasato; ha pure portato un amico, un certo Carmine, sui 50-55 anni, che T. ci presenta come gran puttaniere. Non è decisamente giovanissimo, e neppure bello, spero che lei non muova obiezioni… Siamo tutti gasatissimi, T. ci offre da bere, e chiacchieriamo tra noi allegramente. La casa di T. è carina, con una grande taverna, con un bel camino acceso, un grande divano a elle e un lungo tavolo di legno massiccio, per almeno otto posti a sedere. Finalmente il mio cellulare squilla: le spiego la strada, e dopo venti minuti, lei arriva. Indossa un cappotto stile trench, scuro, lungo fino al ginocchio. Sotto le si vedono le calze nere velate e i suoi consueti stivali neri con il tacco. Ha i capelli ordinatissimi, di un colore rosso molto brillante, con un taglio alla francese che le dona moltissimo, le labbra impreziosite da un rossetto carnoso ma vivace, il rimmel e un po’ di trucco sugli occhi, pesante ma non troppo, e il solito monile di forma quadrata al collo. Dopo i saluti e le dovute presentazioni, lei va subito al sodo, chiedendo:
-S. vi ha già detto tutto, o no?-
Rispondiamo di si, allora lei puntualizza:
-E’ una cosa che faccio per sfizio, ma non voglio scherzi, ok? Solo lui deve fare le foto, nessun altro! E solo con la mia macchina fotografica. Se qualcun altro scatta foto, con cellulari o altre macchinette, me ne vado subito!- E mi consegna la sua macchina fotografica, che con mia grande soddisfazione è proprio una Fuji!
Siamo tutti seduti sul divano, lei si slaccia il cappotto per toglierselo. Tutti rimaniamo impietriti, con Carmine che si lascia scappare un “…..sti cazzi!!!”, nel vedere che sotto il cappotto lei indossa solo il reggicalze e il completino di pizzo nero che già le avevo visto la volta prima! Uno spettacolo! Io comincio subito scattandole un paio di foto, e lei sta subito al gioco, mettendosi in posa e cominciando a muoversi davanti a noi in modo provocante. Comincia il giro dei pompini, con lei inginocchiata e noi seduti lì, in fila, sul lungo divano di T.. Io mi alzo per fotografare, e senza farmi notare, provo a sostituire la scheda della macchina fotografica, continuando poi a scattare. Lei succhia i nostri cazzi avidamente, uno dopo l’altro, emettendo qualche mugolio di compiacimento, mentre noi ci scambiamo apprezzamenti sulla sua bravura. Dopodichè Carmine il puttaniere ci chiede aiuto per alzarla, prendendola per le ascelle e per le gambe, e adagiandola sul tavolo. Le allarga le gambe e si tuffa a leccarle la fica, mentre noi altri cominciamo a palparla e baciarla. Io mi dibatto tra scattare foto e tastarle le tette e le cosce, impegnatissimo. Carmine si dimostra in effetti un ottimo ed esperto puttaniere, voltandola su un fianco e scostandole le mutandine per scoparla sul tavolo, permettendo così a noi altri di arrivare più facilmente con i nostri cazzi alla bocca di lei. Le lasciamo indosso solo il reggicalze e gli stivali, scopandola a turno, con lei che ci incita a sfotterla forte ogni qualvolta ha la bocca libera dai cazzi per qualche secondo. Ci scambiamo frequentemente di posto, con lei sempre adagiata su un fianco che si lascia scopare senza sosta, la bocca e le mani impegnae con i nostri cazzi ormai durissimi. Massimo e Carmine si rivelano particolarmente accaniti nell’apostrofarla e nell’incitarla a comportarsi da troia, e lei sembra particolarmente scatenata dalla cosa. Io intanto continuo a scattare foto, sperando che nessuno si accorga che ogni tanto cambio scheda.
-Che ne dici di fotografare questa troia mentre le sborro in faccia?- propone Carmine, e lei rincara:
-Si, dai! Fotografami mentre mi venite tutti quanti addosso!-
Carmine le esplode un fiotto di sperma abbondantissimo sul viso, mentre lei ancora si sta facendo scopare sul tavolo da Luca. La facciamo girare a pancia su lì, sul tavolo, e a turno le schizziamo il viso. Io continuo a scattare, facendole dei primi piani da brivido, e lei ride, ricevendo di gusto una bella doccia di sborra, che finisce per inzaccherargli tutta la faccia e i capelli. Le foto di lei con tutto il rimmel colato sugli occhi, intrisa di sperma sono eccitantissime, meglio di qualsiasi foto porno che avessi mai visto prima.
Ovviamente la serata non finisce lì. Anzi, è proprio Carmine che continua a tenere l’iniziativa, da autentico vecchio porco: con lei ancora gocciolante di sperma, lui si sta già masturbando per farselo tornare duro, la prende delicatamente ma con decisione per un braccio, la fa alzare dal tavolo e la mette in ginocchio sul tappeto:
-Ho bisogno delle tue labbra, bella troia…. Ingoiami ancora il cazzo, che così ti scopo di nuovo come piace a te.- Senza neanche aspettare risposta, le infila il cazzo tutto in bocca, spingendo forte:
in cinque minuti siamo di nuovo tutti in tiro, neanche ci preoccupiamo del nostro sperma che si sta asciugando addosso a lei, da quanto siamo infoiati. Lei, dal canto suo, sembra più impazzita di noi, e ingoia cazzi a tutto spiano, incitandomi a fotografare e invitandoci a scoparla di nuovo.
La scopiamo di nuovo, e cominciamo a incularla a turno, sul tappeto, lei a quattro zampe e noi che senza alcun ritegno le passiamo dalla fica al culo alla bocca, a turno. Lei è scatenata, noi pure, con Carmine e Massimo che insistono nel chiamarla troia, puttana, cagna, e in ogni altro modo possibile, e lei che mugola come una vacca e chiede cazzi in continuazione. Roberto e Carmine la sottopongono a una doppia penetrazione da cardiopalma, sbattendola di brutto. Ognuno di noi, a turno finisce per sborrare di nuovo, stavolta a propria discrezione: chi nel culo, chi (come me) sulla schiena, chi di nuovo in faccia, chi come Massimo che le intima di aprire la bocca e le spara una schizzata in gola. La serata va avanti, rallentando di ritmo, ma non per questo di intensità: lei continua a farsi scopare come una troia, via via che ognuno di noi torna alla carica. Io vado in bagno, ma mi accorgo che Tommaso mi segue e entra in bagno con me.
-Allora, facciamo i furbi, eh?-
-Cosa intendi???-
-E dai, non fare il finto tonto! Mi sono accorto del giochino che fai, con la macchina fotografica…. te le vuoi tenere tutte per te, o le spartisci anche con noi???-
-Piuttosto distruggo la scheda, T.! Lo so, faccio il furbo, ma non voglio che le foto girino. Lei è sempre una amica, e soprattutto la donna del mio migliore amico, non voglio rischiare di crearle problemi!-
-Azz!!! Le vuoi davvero bene, si! Stai lì a buttarglielo nel culo come se fosse una troia da mille lire e la fai sbattere da tutti senza ritegno!!! E che bel rispetto, anche per il tuo amico…-
-Senti, non ti ci mettere…. E in quanto a lei, non è colpa mia se è così troia, e se le piace così.-
-Allora facciamo un patto: io non dico a nessuno delle foto, ma tu poi me le passi, ok?-
-Neanche per scherzo! Poi le ritroverei a giro per tutta internet scommetto!!!-
-Va bene, va bene…. Allora potresti stamparle e mandarmele stampate…. Io mi accontento. Sennò vado di là e ti sputtano! Ma fidati, non sono stronzo, e ho famiglia pure io…-
Mi convince, e ci accordiamo così, senza far sapere nulla agli altri.
Torniamo in sala, e T. ridendo mi dice:
-Dai, ricomincia a fare un po’ di foto a questa gran troia della tua amica! Non vedi che le piace essere immortalata mentre prende cazzi dappertutto?-
Io sono un po’ incazzato, ma vederla che mi sorride, sdraiata a pancia sotto sul divano mentre Luca la fotte da dietro e Massimo le tiene i capelli per invitarla per l’ennesima volta a ingoiare il suo cazzo, mi fa subito eccitare di nuovo, e mi rituffo nei giochi.
Andiamo avanti per un bel po’ ancora, chi più chi meno, scopandola, inculandola, sborrandole dentro e addosso, anche se sempre meno copiosamente, come logico. Verso le 3 di notte siamo tutti ormai esausti, tranne il 55enne Carmine, talmente porco da non riuscire a smettere di sbattersela:
-Dai, fai un po’ di foto mentre finisco di sfondarle il culo, a questa troia!!- mi dice, sudato fradicio, mentre la tiene ferma contro il tavolo, a pancia sotto e a gambe divaricate, spingendole il cazzo profondamente nel culo con un ritmo ancora bello alto, facendo un gran rumore e sculacciandola ogni tanto.Ma la foto che scatto è l’ultima, prima di esaurire lo spazio della memory card. E anche noi, a quel punto siamo esauriti.
Ci salutiamo alla fine: per me è tardissimo, e devo tornare a casa e giustificarmi bene con mia moglie. Lei si riprende la macchina fotografica e se ne va prima di noi. Il lunedì successivo mi chiudo nel mio studio, a guardarmi le foto che sono riuscito a tenermi: una quarantina di scatti fantastici, dove lei mi appare come una troia incredibile! Mi affretto a stamparle e a spedire le stampe a T., che il venerdi mi chiama per ringraziarmi e per dirmi che quando voglio lo rifacciamo!
Ormai mi sto abituando alla situazione, finalmente. E la cosa mi piace: sapere che ho una amica che non mi può tradire, troia fino all’inverosimile, con la quale posso dare sfogo a un sacco di perversioni, visto che anche lei cerca questo in me, è fantastico! Ogni tanto mi ritrovo a riguardare le foto di quella splendida serata, e mi vengono in mente un milione di giochino proibiti. Ma non ho il coraggio di proporglieli, sono pur sempre un uomo piuttosto timido, tutto sommato. Nella seconda metà di Marzo io e Daaaaaa usciamo di nuovo insieme. Le serate cominciano a farsi meno fredde, e la cosa non è male, per chi vuole fare sesso e non ha un posto dove andare. Così, dopo aver bevuto qualcosa in un locale in centro, ci spostiamo in auto. Lei mi spompina mentre guido, cercando un posto dove fermarmi, e io le carezzo le gambe avidamente, cercando con gusto il bordo delle autoreggenti sotto la gonna color sabbia.
-Vai in quel posto sotto la ferrovia- mi suggerisce lei.
Giunto sul posto spengo l’auto, mentre lei continua a spompinarmi generosamente, accomodandosi meglio sul sedile per permettermi di arrivare con le dita a scostarle il perizoma e a stuzzicarle la fica e il buchetto del culo. Siamo eccitatissimi entrambi, io accendo la lucetta interna dell’auto per rendere la cosa più eccitante, poi reclino il sedile, spingendola indietro, allargandole le gambe, e chinandomi su di lei per leccarle la fica ormai ben bagnata. La scopo pesantemente, con le sue gambe appoggiate al mio petto, e mentre scopiamo mi accorgo che un’auto si è fermata poco lontano: probabilmente un’altra coppia. Le vengo dentro, continuando poi a stantuffarla, per cercare di far tornare duro il mio cazzo. Lei allora cerca di mettersi su un fianco. La macchina è scomoda e angusta come sempre, ma la serata non è fredda, e forse si starebbe meglio fuori. Apro i finestrini ormai appannati, e mi accorgo che a qualche metro di distanza ci sono due uomini che ci stanno guardando, e che probabilmente (nella penombra è difficile vedere bene) si stanno anche masturbando. Io mi blocco un attimo:
-Che c’è?- mi chiede lei.
-Ci sono due uomini….. - le dico
-Ma stanno venendo qui???-
-No, ma ci stanno guardando….-
-Beh, allora non fanno niente di male. Non ci pensare e fottimi ancora!-
Allora io riprendo a scoparla, tenendole la gamba destra leggermente sollevata per arrivarle meglio dentro. Dopo un po’ lei si divincola un po’, facendomi capire che vuol cambiare posizione, e mettendosi a quattro zampe sul sedile. Comincio a scoparla da dietro, e noto che lei guarda fuori dal finestrino, per controllare dove siano i due guardoni, i quali adesso godono decisamente di un’ottima visuale.
I due si avvicinano, fino ad arrivare a pochi centimetri dalla macchina, ma noi continuiamo a scopare, con lei che guarda i cazzi che si masturbano per lei. Uno dei due attenta qualcosa di più, infilando un braccio dentro la mia auto e cominciando a palparle le tette. Lei sembra gradire le nuove attenzioni, ma non accenna a coinvolgerli diversamente. Provo a dirigerle la testa verso il finestrino, per vedere se ha voglia di ciucciare quei cazzi sconosciuti, ma dalla sua resistenza capisco che lei vuole limitarsi a farsi palpare. L’altro intanto ha imitato il suo amico, e le sta accarezzando il culo, penetrandolo poi con un dito. Io la scopo furiosamente, imbizzarrito dalla situazione, l’ennesima perversione da sfogare che diventa realtà. Il tizio che le sta palpando le tette esplode, schizzando di sborra il finestrino semiaperto, e a questa visione non resisto più, e anch’io sborro di nuovo, sfilandole il cazzo dalla fica per spruzzarle la schiena. I due se ne vanno lasciandoci di nuovo soli, con lei che si mette a ridere divertita e ancora eccitata. La riporto alla sua auto malvolentieri, ma ne sono costretto, vista l’ora.
Un paio di settimane dopo lei mi invita di nuovo “a bere una birra”; io mi invento una partita di calcetto per mettere a posto mia moglie e la raggiungo nel solito Pub. Siamo ormai in Aprile, fa abbastanza caldo anche la sera, e lei indossa un curioso abitino di maglia rosso, con cappuccio e braccia scoperte, lungo fino al ginocchio. Sotto ha un paio di calze velate chiare e un paio di scarpe rosse col tacco. Beviamo un po’, io mi accorgo che lei ha particolarmente voglia, perché già nel pub mi sfiora spesso il rigonfiamento dei pantaloni, con sguardi maliziosi e accattivanti. Io le accarezzo una coscia, entrandole sotto il corto vestito, ed eccitandomi nello scoprire il lacciolino di un reggicalze.
-Andiamo a dare un po’ di spettacolo da qualche parte?- Mi sussurra lei, in un orecchio.
-Vuoi andare dove siamo andati l’altra volta?-le chiedo, con voce arrochita dall’eccitazione.
-Beh, va bene….. Ma magari conosci un posto anche un po’ più frequentato….-
Non capisco bene le sue intenzioni, e resto un attimo interdetto.
-Ok, intanto andiamo, poi magari un posto ci viene in mente!- Suggerisce lei.
Paghiamo, e ci mettiamo in auto, con lei che non tarda molto a stuzzicarmi l’uccello con una mano, mentre con la lingua inizia a prendersi cura del mio collo e del mio orecchio destro.
-Che ne dici del parcheggio dei camion all’uscita dell’autostrada?- mi dice lei
-Beh, quello mi sembra fin troppo frequentato, no?-
-Appunto! Non ti sembra eccitante???-
Si, mi sembra eccitante eccome, ma non glielo dico e mi dirigo direttamente verso l’autostrada, dove appunto c’è un grande piazzale adibito a sosta per i camion. Entriamo nell’ampio spiazzo, dove ci sono alcuni Tir parcheggiati, ma vista l’ora non sembra esserci anima viva. Spengo l’auto e mi dedico a palparle le gambe, mentre lei mi ha ormai aperto i pantaloni e si abbassa per assaggiarmi il cazzo, già duro da un pezzo. Abbiamo i finestrini aperti, e l’aria fresca primaverile sembra incitare i sensi, Lei sembra eccitatissima, e mi succhia il cazzo avidamente, mentre io la sditalino, sollevandole la gonna.
-Accendi i fari!- mi dice lei all’improvviso, sollevandosi e guardandomi con un sorriso accattivante e quanto mai malizioso. Non so bene cosa abbia in mente, ma la assecondo, e accendo i fari. Daaaaaa allora scende dall’auto e si mette proprio davanti alla luce dei fari, e muovendosi voluttuosamente si libera lentamente dell’abitino rosso, rivelando sotto di esso una delicata e sensualissima guepiere bianca. Io resto a guardarla, mentre continua a muoversi là fuori, interdetto tra l’uscire dall’auto e il continuare a godermi lo spettacolo. Lei viene allora dalla mia parte, aprendo lo sportello e accosciandosi davanti a me per ricominciare a spompinarmi. Io le palpo le tette, godendomi la vista di lei, in quella splendida guepiere, con il mo cazzo in bocca. Lei mi spinge di nuovo dentro, reclinando il seggiolino e salendomi a cavalcioni, con lo sportello che resta aperto. Guida il mio cazzo per farselo entrare nella figa e comincia a muoversi ansimando e gemendo. Il rumore di uno sportello che si chiude poco lontano mi mette in allarme, ma lei non smette, e anzi rincara la dose. Pochi secondi dopo scorgo la sagoma di un uomo vicino allo sportello chiuso, che ci sta guardando: lei si volta, lo guarda per un attimo, ma non smette di muoversi sopra di me, allora l’uomo prende coraggio, e si avvicina ulteriormente, infilandosi dentro al finestrino e cominciando a palparle le tette. Io sono eccitatissimo, e la incito a tenere un ritmo alto; il tipo fuori continua a tastarla, ma intanto si è tirato fuori l’uccello, e dopo esserselo menato per un po’, lo avvicina al finestrino e. presala per la nuca, la tira verso di se. Lei stavolta non si fa pregare, e apre la bocca ingoiandolo con evidente piacere. Ben presto i rumori attorno a noi aumentano, e io vedo che altri due uomini si sono avvicinati all’auto. Ma io continuo a guidare i suoi movimenti tenendola per i fianchi, mentre altre due mani entrano dal finestrino e cominciano a tastarle le tette. Vedo l’altro nuovo arrivato che si infila nello sportello aperto e comincia ad accarezzarle il culo, e mi accorgo da un sussulto di lei del momento in cui lui le infila un dito nel culo. Lei adesso sta assaggiando anche il cazzo del nuovo arrivato, il quale sembra un po’ più rude del precedente, ma la cosa non sembra preoccuparla poi tanto. Ad un tratto uno dei due apre lo sportello, e me la sento letteralmente sfilare da sopra, lei ride divertita. Uno dei due è straniero, l’altro (quello più rude) meridionale, e subito piuttosto sboccato:
-Iamm’ bellezza…. Vieni fuori che ci divertiamo un po’! Ti piace o’cazzo assai, eh?-
Tenendola per un braccio la porta davanti alla mia auto, facendola inginocchiare, e spingendole il cazzo in gola. Gli altri due gli si mettono accanto, e anch’io mi precipito fuori, anche un po’ preoccupato.
-Uè! E’ tua moglie sta troia??- mi chiede il camionista meridionale
-E’ una mia amica….- gli rispondo, poco convinto
-E allora manco ti posso chiamare cornuto- risponde lui ridendo, -Però sta troia di tua amica succhia il cazzo come una vera puttana! Si vede che ti piace la minchia, eh?-
La fa alzare e girare, strappandole le mutandine senza alcun riguardo; le divarica le gambe, le fa appoggiare i gomiti al cofano della mia auto e comincia a fotterla. Noi tre guardiamo per qualche minuto, poi gli altri due si fanno di nuovo sotto, tastandola mentre lei si fa scopare da dietro. Ben presto ha di nuovo un cazzo in bocca, ma nel frattempo il numero di spettatori è aumentato: il rumore ha fatto arrivare altri tre camionisti. Il meridionale le sborra grugnendo sulla schiena, dicendole contemporaneamente qualcosa come “prenditi tutta sta’ sfaccimma, bella troiona” o qualcosa di simile. Un altro prende il suo posto quasi subito. Io resto lì a guardare, mentre lei si fa scopare pesantemente a turno da ognuno dei presenti, sul cofano della mia auto. Decido che è il mio turno, ma non me la lasciano scopare, e allora mi accontento di rimetterglielo in bocca, sborrando copiosamente quasi subito, riempiendole la bocca di sperma, che lei butta fuori dagli angoli della bocca. Questa cosa scatena una nuova azione da parte dei presenti: uno di loro la fa di nuovo mettere in ginocchio davanti ai fari, e a turno le bersagliano il viso e le tette con i loro schizzi, mentre lei ride soddisfatta, con rivoli di roba appiccicosa che le colano oscenamente dal mento e dai capelli. Sembrerebbe tutto finito, ma si fa avanti un grasso tipo con una maglietta rossa, pelato, che la solleva di nuovo, chiude lo sportello dell’auto, la mette con la testa e le spalle dentro il finestrino aperto, e comincia a chiavarla in piedi. Non soddisfatto le da una generosa leccata al culo, e poi le infila il cazzo in culo, spingendo a fondo e facendola quasi gridare. Ovviamente ricomincia la girandola, stavolta tocca anche a me sfotterle il culo, in quella fantastica posizione. Il suo sfintere è dilatatissimo, e quando sfilo il cazzo per sborrare, subito un altro prende il mio posto senza difficoltà. Lei si gode questa inculata multipla per almeno mezz’ora, cambiando posizione per mettersi più comoda accovacciata sul sedile posteriore, e ricevendo un’altra doccia di sborra sulla schiena e sulla sua bella guepiere bianca. Alla fine riusciamo a rimontare in auto e ad andarcene, lei oscenamente scomposta, con i capelli appiccicaticci e il trucco sfatto, che ride come una matta, e io quasi indignato da quanto è troia! La riporto alla sua auto, e le dico che avanti di questo passo rischiamo di esagerare veramente.
-Mi sembra che abbiamo già esagerato- mi dice lei, ridendo di nuovo, -Ma se non esageriamo adesso, e soprattutto se non esageriamo io e te insieme, quando mai potremo farlo????-
Mi sorride e se ne va. lasciandomi a pensare cosa altro può succedere la prossima volta….

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